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La citazione di Primo Levi votata come motto della nostra scuola è tratta da Se questo è un uomo, libro di memorie scritto nel 1946 a pochi mesi dalla liberazione dal lager.

Un’opera incredibilmente lucida e coraggiosa in cui l’autore descrive il sistema dei lager e la condizione vissuta dai circa sei milioni di ebrei vittime dello sterminio sistematico attuato dal Terzo Reich. Com’è noto, in quelle pagine la violenza delle azioni come delle intenzioni non è mai celata né dissimulata e il lettore viene posto di fronte all’obbligo di confrontarsi con la realtà di ciò che è stato, perché solo così – questo l’impegno costante di Levi – si può sperare di costruire una memoria consapevole capace di impedire non soltanto di dimenticare o falsificare le atrocità commesse quanto, soprattutto, di ripeterle.

Nel contesto dell’opera, la citazione è inserita nella seguente riflessione: «(…) nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

 

Era giusto rammentare il significato principale di queste parole, quello inteso da Primo Levi, prima di spiegare come a nostro avviso il loro senso, in virtù della forza e della magia della scrittura, possa essere arricchito e ampliato sino a diventare di ispirazione per una scuola e tutti coloro che la vivono.

 

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario: a noi è risuonato come un monito a riconoscere i limiti dell’intelletto e della psiche umana i quali, nonostante millenni di studio, evoluzione e progresso, si troveranno sempre, prima o poi, di fronte a qualcosa di invincibile. E, insieme, quelle parole ci appaiono una chiamata alla responsabilità di non abdicare mai al dovere di conoscere, di fare ricerca, studiare, informarsi, anche e soprattutto su ciò che ci appare più distante e incomprensibile: perché probabilmente è vero che sarà la bellezza a salvare il mondo, ma la conoscenza è la sua più preziosa alleata.

 

Che sia l’origine dell’universo o differenti tradizioni culturali, che si tratti di cercare risposte alle più antiche domande sul senso della vita o di accettare realtà per noi distanti, che siano mode o cambiamenti ai nostri occhi assurdi o scenari inimmaginabili dischiusi da nuove scoperte, che sia qualcosa che spaventa o affascina, la verità è che l’uomo non può comprendere tutto, nel senso più autentico di accoglierne completamente l’essenza e la ragion d’essere, di afferrarne l’identità e possederla. Proprio dell’umano è avere dei limiti e, proprio di essi, fare una risorsa per il continuo miglioramento di sé.

Nella vita quotidiana come nella ricerca scientifica, nel confronto con abitudini o vite diverse come nella speculazione filosofica, nel nostro piccolo come sulla grande scacchiera del farsi storico, ci imbatteremo di certo in fatti, persone, idee, vissuti, che opporranno in qualche modo resistenza, che metteranno alla prova le nostre convinzioni e che potremmo non riuscire a capire o non voler accettare.

Questa umana consapevolezza, tuttavia, non ci esime dall’obbligo di conoscere, dall’impegno a svelare ogni sfaccettatura di ciò che più sfida la nostra mente o la nostra cultura. Non arrivare a comprendere qualcosa non deve essere un alibi per rinunciare al confronto, che non può essere autentico e proficuo se non basato su conoscenze chiare ed evidenti.

Ecco cosa significano per noi le parole di Primo Levi: oltre al loro più diretto richiamo nei confronti della memoria storica e del continuare a portare la testimonianza di ciò che è stato, sono un invito a impegnarci sino in fondo nel nostro essere umani.

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